Lui & Lei
Semplicemente Michela
Bolognavoglia
22.03.2026 |
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"Francesco la seguì poco dopo, venendo dentro di lei con un ringhio basso e dolce: «Prendilo tutto, amore… tutto per te… ti amo da morire..."
Michela aveva quarantanove anni, due figlie adolescenti che erano il suo mondo, un lavoro part-time da casa che le permetteva di essere sempre presente per loro, e un cuore che ancora batteva forte per un uomo che non era suo marito. Era una mamma dolce, premurosa, di quelle che preparano la colazione con un sorriso anche quando dentro si sente vuota. Suo marito, un cinquantenne ancora ragazzino nell’anima, passava le serate al padel, gli aperitivi con gli amici, le “futili libertà” che per lui erano vita. Tornava a casa stanco, la baciava sulla fronte e, ogni tanto, la usava come un corpo comodo per svuotare la libido: due spinte frettolose, un grugnito, e poi il sonno. Michela fingeva l’orgasmo per non ferirlo, ma dentro si sentiva sempre più invisibile.Da trent’anni, però, c’era Francesco. L’amico di sempre, l’amante di una sola estate lontana, l’uomo che non aveva avuto il coraggio di scegliere. Anche lui sposato, anche lui con figli, anche lui intrappolato in una vita “giusta”. Si erano persi di vista da dieci anni esatti. Messaggi sporadici, un like ogni tanto sui social, ma niente di più. Fino a quella sera.
Era un venerdì di ottobre, piovigginava. Michela aveva accettato l’invito a una cena tra vecchi compagni di università, più per non stare sola che per voglia. Entrò nel ristorante con il cappotto bagnato e il cuore che le batteva già strano. E lui era lì, seduto al tavolo, gli stessi occhi verdi che la guardavano come se il tempo non fosse mai passato.
«Michela…» disse Francesco alzandosi, la voce bassa, roca.
Si abbracciarono. Troppo a lungo per essere solo amici. Le mani di lui sul fondo della sua schiena, le dita di lei che si aggrappavano alla sua camicia. Nessuno dei due parlò. Bastò uno sguardo.
Dopo cena, senza dire niente, salirono in macchina di lui. Parcheggiarono in un vialetto buio fuori città, sotto gli alberi che stillavano pioggia. Non c’era bisogno di parole. Si baciarono come due affamati che avevano aspettato trent’anni per un boccone.
«Dio, quanto mi sei mancata…» mormorò Francesco contro le sue labbra, le mani che le slacciavano già la camicetta. «Ogni notte ti penso. Ogni cazzo di notte.»
Michela tremava. «Anch’io… ti sogno da così tanto che mi fa male.»
Si spogliarono con urgenza dolce, i vestiti ammucchiati sui sedili. Il corpo di Michela, maturo e morbido, si offrì a lui senza vergogna. I seni pieni, i fianchi generosi, la pelle ancora liscia nonostante gli anni. Francesco la guardò come se fosse la prima volta.
«Sei più bella di allora» sussurrò, baciandole il collo, scendendo sui capezzoli che si inturgidirono all’istante sotto la sua lingua. «E sei mia… anche se non dovresti esserlo.»
Lei gli aprì le gambe, guidandolo dentro di sé con un gemito lungo. Era bagnata da ore, solo per lui. Francesco entrò piano, centimetro dopo centimetro, riempiendola completamente.
«Cazzo… sei strettissima ancora» ansimò lui, la fronte contro la sua. «Come se il tuo corpo mi avesse aspettato.»
Iniziarono a muoversi insieme, piano, profondo. Non era solo sesso. Era amore che esplodeva dopo decenni di silenzio. Ogni spinta era una promessa mai detta.
«Ti amo» gli confessò Michela tra un bacio e un respiro, mentre lui la penetrava più forte. «Ti ho sempre amato.»
«Anch’io, amore mio… anch’io» rispose lui, mordendole piano il labbro inferiore. «E adesso ti scopo come meriti… come ho sognato mille volte.»
Accelerò. I vetri si appannarono. I loro corpi sudati scivolavano uno sull’altro. Michela gli graffiò la schiena, le unghie che lasciavano segni rossi.
«Più forte… ti prego… fammi sentire tutta» implorò lei, la voce rotta dal piacere.
Francesco la afferrò per i fianchi, spingendo fino in fondo. «Così? Vuoi il mio cazzo tutto dentro di te, vero? Dimmi che sei mia.»
«Sì… sono tua… solo tua…» gemette lei, la testa rovesciata all’indietro.
L’orgasmo arrivò come un’onda violenta. Michela si contrasse intorno a lui, tremando, urlando il suo nome mentre il piacere la squassava. Sentì ogni spasmo, ogni contrazione calda che lo stringeva. Francesco la seguì poco dopo, venendo dentro di lei con un ringhio basso e dolce: «Prendilo tutto, amore… tutto per te… ti amo da morire.»
Rimasero abbracciati, ancora uniti, il respiro affannoso. Lui le accarezzava i capelli, le baciava la fronte, le tempie, le palpebre.
«Sei la mia donna» mormorò. «Anche se viviamo vite diverse… sei sempre stata mia.»
Michela sorrise tra le lacrime di gioia. «E tu sei l’unico che mi fa sentire viva.»
Si rivestirono lentamente, rubandosi baci tra un bottone e l’altro. Prima di lasciarla a casa, Francesco la guardò negli occhi.
«Dieci anni sono troppi. Non sparire più.»
Lei annuì, il cuore pieno. «Mai più.»
Quella notte, mentre il marito russava al suo fianco dopo una scopata frettolosa, Michela chiuse gli occhi e sorrise. Perché dentro di lei, ancora caldo, c’era il seme di Francesco… e nel petto, l’amore che non era mai morto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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